Nel corso di formazione di Darsi Pace guidato da Marco Guzzi, ho sentito l’esigenza di cimentarmi nella conduzione dell’introduzione di un incontro; in particolare, di quello riguardante il rilancio della motivazione nel seguire il percorso iniziatico. All’esito di questo esercizio di conduzione, particolarmente sentito e sofferto, mi sono arrivate queste parole, accompagnate da una precisa emotività: quella che guarda in faccia il dolore, che realizza il suo attraversamento e che conduce alla consapevolezza che la vita è sempre e comunque dono da accogliere con gratitudine. La consapevolezza che ha nel corpo il naufrago superstite
Ho gridato a squarciagola il mio dolore,
ho rigurgitato senza residui la mia rabbia.
Non ho più difese da ostentare,
non ho l’ennesima guerra da fare.
Il giogo della mia storia
non ha più alcun dominio,
le pene della vita
non avranno ancora il mio rancore.
Chi è colui che è rimasto di me?
Si è denudato senza vergogna,
senza paura di essere messo alla gogna.
Senza arte né parte in questo mondo,
se ne va in giro con ostinata compassione.
Guarda in faccia il dolore, non bacia mai a occhi aperti,
non sa più soffrire senza cercare consolazione.
Pensa ancora alla morte, ma è grato alla vita,
come solo un naufrago sa esserlo.
